La cymothoa exigua è un semplice e piccolo crostaceo parassita,ma con una particolarità davvero incredibile.
Infatti entra nel corpo dell’ospite, di solito pesci perciformi, attraverso le branchie. una volta dentro si aggrappa con le zampe alla base della lingua del pesce e, mentre il parassita cresce, sempre meno sangue arriva alla lingua del pesce che lo ospita con la drammatica conseguenza che: l’organo lentamente si atrofizza e muore. Ecco che succede proprio l'imponderabile.
Il parassita si sostituisce in tutto e per tutto alla lingua del pesce, attaccandosi ai muscoli del moncherino. In pratica, da quel momento in poi, il pesce può utilizzare la cymothoa exigua come una vera e propria lingua. Infatti, il parassita non arreca altri danni chiedendo al pesce solo di condividere il cibo con lui, oppure “regalargli” un po’ di sangue.
La cymothoa exigua è l’unico caso conosciuto di un parassita che sostituisce in modo globale e funzionale l’organo di cui ha causato la distruzione. Eccovi altre immagini spettacolari.
Scritto da Arianna e Selena Mannella in Curiosità-Varie
mercoledì 04 novembre 2009
Ballare è una passione molto in voga nell’ultimo periodo, grazie forse a programmi televisivi o film sul grande schermo che propongono gare di ballo tra giovani ballerini o tra personaggi dello spettacolo che si cimentano in ogni genere di performance. Odience alle stelle per questi nuovi format trasmessi all’interno di un palinsesto che propone da anni gli stessi programmi, per la maggior parte copiati dai format americani. Botteghini del cinema pullulanti di ragazzine che sognano una carriera a passo di danza, dal più recente “Fame” al film cult come “Dirty Dancing”, merchandising che arricchiscono il budget di chi del ballo ne fa un vero e proprio commercio. Ballare significa muore i passi e il corpo secondo un ritmo musicale, per cui il ballo è l’arte di atteggiare il proprio corpo eseguendo determinate figure, ecco perché può essere per tutti, dalla casalinga che si affaccenda tra le varie incombenze domestiche, all’impiegato che può far muovere a tempo di musica le gambe sotto la scrivania. “Ballando ballando”, potrebbe perché no, essere il titolo di una canzone o ancora meglio, quello di un film e magari riscuotere lo stesso successo che ha ottenuto “Ultimo tango a Parigi” del ‘72 con Marlon Brando oppure, “Io ballo da sola” del ‘96 girato dal grande Bertolucci.
Il ballo è la forma più antica di aggregazione umana. Se vi capita di assistere ad una lezione di danza classica sentirete attribuire a determinate mosse dei nomi francesi, perché? Perché furono proprio i francesi i primi a codificarne passi e movenze. La storia ha visto mutare insieme ad essa anche le varie forme del ballo, così come i suoi protagonisti. Le donne ballerine professioniste comparvero già nel 1681. Così come furono le stesse donne a dominare il balletto romantico nel 1882. Ogni ballo ha la sua tradizione, pensiamo alla tarantella, fenomeno culturale diffuso nel Mediterraneo, chiamato anche “Ballo di S.Vito”, ballo considerato addirittura un rito di guarigione a chi si credeva morso dalla tarantola. Un altro ballo ancora in voga, nonostante il suo sapore retrò, è il ballo per il “debutto in società”, dove ragazze che condividono passioni e i medesimi principi, ma soprattutto una certa posizione sociale, entrano a far parte ufficialmente della società. In questa notte di gala si celebra un rituale che del ballo fa una delle condizioni necessarie per essere persone all’altezza del proprio rango sociale. Il ballo tuttavia è divenuto un tipo d’evasione dalla realtà quotidiana sempre più frenetica, uno svago in cui ci si può perdere per qualche ora, liberando il proprio estro e le inibizioni che ci accompagnano durante la settimana lavorativa. Purtroppo il ballo è divenuto anche un pretesto per andare alla ricerca di uno svago più deleterio, stimoli sbagliati e poco salutari che accompagnano i giovani a fare tardi la notte e a riempirsi le orecchie di decibel al di sopra del consentito. Per quanto se ne possa dire però, ballare è una delle attività più divertenti e aggreganti cui ci si può cimentare anche chi non ha mai frequentato corsi specializzati o non indosserà mai scarpe con la punta di gesso.
Con il termine 'strane' e 'incredibili' mi riferisco soprattutto al lato estetico non considerando assolutamente le caratteristiceh tecniche di queste fotocamere.
Leggete che roba....
Nikon D80 Trasparente
Sulla Nikon D80 nessun commento se non elogi. Questa Nikon D80 fu mostrata al pubblico, per la prima volta, a Photokina 2006, la mostra fotografica dell'industria tedesca del commercio. E'totalmente trasparente. E 'piuttosto improbabile che la vedremo massicciamente sul mercato!
Pentax LX Special GOLD
Questa fotocamera stravagante è placcata di oro a 18 carati. Fu ideata e rilasciata nel 1981 per commemorare la vendita del 10 milionesimo pezzo Pentax. Sono state prodotte 300 fotocamera reflex di questo tipo e vendute per il mondo (200 solo in Giappone...che caso) dotate anche di un paio di guanti di seta con cui gestire la cosa.
La Pistola Nikkor
Secondo la World Famous Design Junkies, la fotocamera di cui sopra va sotto il nome di DORYU 2-16 Pistol Camera. E' un 16 millimetri utilizzata dalla polizia anche come videocamera per evidenti scopi investigativi. Questo pezzo incredibilmente artigianale è estremamente raro e quasi impossibile da procurarsi.
Il Cuore
L'artista Wayne Martin Belger costruisce le macchine fotografiche più incredibili al mondo.Infatti, le costruisce a seconda del soggetto che dovrà fotografare. Lo strumento permette di catturare l’essenza stessa dell’oggetto della foto. Facciamo un esempio: volendo fotografare delle donne all’ottavo mese di gravidanza, Belger progetta e costruisce una macchina stenoscopica che contiene al suo interno il cuore (vero) di un bambino.
Il Terzo Occhio
Sempre un a creazione di Belger. Per la creazione di questa videocamera ha utilizzato materiali come l'alluminio, titanio, ottone, argento e, cosa che la rende unica, un teschio di una ragazzina di 13 anni datato 150 anni fa. A questo link trovate altri esemplari simili sempre creati dallo stesso artista.
Intoccabile
Si tratta di un pezzo realizzato, sempre da Belger, per una serie di fotografie di malati di AIDS. Belger ha disegnato questo apparecchio, che al posto dei comuni filtri fotografici ha delle lastre di vetro contenenti il sangue positivo all’HIV dei suoi soggetti. Attraverso il loro stesso sangue infetto, Belger ha dunque fotografato, mettendoli in posa per due ore, alcuni malati, ottenendo fotografie suggestive ed evocative.
Scritto da Arianna e Selena Mannella in Curiosità-Varie
lunedì 02 novembre 2009
Per tutti quelli che non hanno potuto godere di questo momento, un racconto minuzioso e entusiasmante con un sapore un po’ malinconico delle due ore che Michael Jackson, avrebbe voluto regalare personalmente al suo pubblico esibendosi sui palchi londinesi a partire dal mese di luglio 2009.
Entriamo “alla prima” mondiale dell’atteso film “This is it” di Kenny Ortega, la sala è simile a quella di tanti altri cinema, pareti di colore amaranto e poltroncine azzurre, ma ciò che ci accingiamo a vedere è un lavoro magistrale che definire “concerto”, non darebbe giustizia. Per essere un mercoledì di provincia la sala è piuttosto affollata. Gli spettatori sono stranamente (o a ragione) taciturni, aleggia un clima di rispetto profondo e un forte senso di attesa. Quando le luci si spengono la prima intuizione che questa visione sia un regalo è confermata dalla dedica che la precede… tre parole “per i fan”, ci aprono le porte di quel viaggio che per due ore ci farà dimenticare tutto il resto.
La musica inizia con “Wanna be starting something”, lui, Michael, indossa pantaloni rossi, una giacca argento e gli occhiali scuri, impartisce direttive sulla base musicale ai tecnici del suono, le immagini si alternano veloci a quelle della presentazione del tour avvenuta a Londra che tutti abbiamo potuto vedere più volte nelle stringhe di informazione, dove la promessa che purtroppo non ha potuto mantenere è solo una: “ci vediamo a luglio”.
Già dalle prime immagini si comprende che sarà uno spettacolo che non risparmierà emozioni, un’avventura nella quale si perderà il contatto con il tempo e lo spazio, percezioni plausibili quando ci si trova davanti a uno show di Michael Jackson. Un piccolo stacco sulla musica di “Bad” preannuncia immagini che scorrono sulle selezioni dei ballerini, nella platea un giudice d’eccezione… Lui. Sarà infatti anche grazie al suo occhio critico che i performer verranno scelti per lo spettacolo. Corpi scolpiti e fisici atletici daranno il meglio di sé in quel “provino” molto particolare. Sembra impossibile poterne scegliere dieci tra le decine di ballerini che occupano il palco ma, Michael sa cosa serve per essere scelti, qual è quella marcia in più che farà la differenza. Una carrellata del palco in allestimento e di tutta l’organizzazione che c’è dietro un evento del genere ci mostra impalcature, luci, insomma, tutta l’imponente struttura che dovrà accogliere l’evento. Lavoro febbrile e intenso per centinaia di persone.
La canzone con la quale riparte l’esibizione è “Jam” (improvvisare), ma qui di improvvisato non vi è proprio niente, ogni dettaglio è curato con minuziosa attenzione, e poi senza lasciare il tempo di riprendere fiato agli attenti spettatori seduti in sala, la musica battente riparte per regalarci “They don’t care about us”, la canzone “protesta” che ricorda come certe società possano dimenticarsi del singolo individuo, solo che ora gli undici ballerini presenti sul palco diventano millecento, grazie a un mega schermo alle loro spalle che moltiplica l’immagine in un effetto digitale davvero sorprendente! Sembra di trovarsi davanti ad un esercito che non impugna armi, solo passione e voglia di regalare qualcosa di sé… La quarta canzone che arriva a sostituire le note precedenti è quella di “Human nature” cantata a cappella da Michael, un timbro di voce sicuro, cristallino, riconoscibile tra cento che arriva dritto al cuore, l’esibizione di prova viene seguita dalla performance con gli strumenti, chitarre elettriche, un basso, percussioni e tastiere. Quattro coristi, tre uomini e una donna, sulla destra del solista lo supportano con un risultato che appare quello della perfezione che si ottiene in uno studio di registrazione. In un altro frammento, perché di frammenti si può parlare per gran parte dello spettacolo, Michael indossa pantaloni dorati di paillettes, portati con la disinvoltura di un qualunque abito di scena. Sullo schermo alle spalle del palco (anche se Ortega, il regista, ce lo offre più volte in primo piano sullo schermo), inizia a scorrere il film “Gilda” del ’46 con Hunphrey Bogart e Rita Hayworth, con un attore che non ricordavamo nella pellicola originale ma che se prestiamo attenzione riconosceremo presto proprio in Michael che, vestito in perfetto stile gangster, fissa la donna che nella scena canta sul palco di un locale affollato. Il montaggio è così accurato che sembra davvero la pellicola originale dell’epoca senza alterazioni. Tra i due scorrono occhiate d’intesa, magistrale la bravura del regista che ha saputo proiettare il cantante all’interno di un lungometraggio memorabile, dopo la battuta di un’attrice rivolta a Bogart:“cosa ci fa lui qui”, nei confronti di Michael, parte la musica di “Smooth criminal”. Il filmato si alternerà ancora con l’esibizione vera dal palco.
Piccoli chiarimenti tra Michael e Michael Bearden, il direttore musicale sull’esecuzione di un brano, riporta lo spettatore a ricordare che in fondo sono ancora delle prove e necessitano di piccoli accorgimenti. Michael in un paio di occasioni ricorda al suo gruppo che le prove si fanno proprio per questo…
La quinta canzone proposta è “The way you make me fell”, la scenografia ci mostra impalcature che ricordano le vecchie costruzioni adoperate per la realizzazione dei grattacieli, mentre sullo sfondo campeggia una sfavillante città americana. La canzone è introdotta con un arrangiamento più lento rispetto all’originale, un misto tra soul e pop, ma questo apre solo l’intro, perché qualche istante dopo incalza il ritmo che tutti conosciamo. Ammiccamenti e passi sensuali dietro alla ballerina ci riportano allo stereotipo del corteggiamento tra due giovani che s’incontrano, regalandoci così una scena spensierata e scherzosa per lasciare poi il posto ai passi già collaudati che accompagnano il video originale. I ballerini sono ragazzi giovani, prestanti dimostrano di sapere il fatto loro e di essere all’altezza di un grande spettacolo che non risparmia fiato in nessuna performance.
Ci sono poi canzoni che ci riportano indietro di molti anni, quando Michael era solo un ragazzino in un’America che faceva dei suoi idoli Berry Gordy, Diana Ross e Sam and Dave, uno sfondo tipico degli anni settanta, colori vivaci illuminano tutta la scenografia. La canzone i più affezionati la ricorderanno in quella di “I want you back”. Ritroviamo le mosse che i Jackson Five esibivano alle serate musicali e ai talent show di quegli anni. Un uomo che ritrova se stesso in un contesto che gli appartiene da sempre, una dimensione la sua, che gli permetterà di entrare nella storia. Il ricordo di quei tempi sfuma con un saluto rivolto ai quattro fratelli e un pensiero va anche alla madre e al padre che chiama per nome: “che Dio vi benedica, vi voglio bene” conclude.
Non possiamo raccontarvi tutto e togliere il gusto della scoperta a coloro che andranno a vedere lo spettacolo alla prossima programmazione, ricordiamo che il concerto rimarrà nelle sale solo per due settimane. Aspettatevi di vedere un’innovazione per la performance di “Thiller” con un filmato girato in 3D e un’uscita sul palco di Michael nascosto in un ragno gigante, fuochi d’artificio e fiamme a inondare il fondo del palco che Jackson vorrebbe ancora più grandi e che noi possiamo solo immaginare…
Si parla dei costumi di scena, di Swarosky e piccole pietre utilizzate per i suoi abiti eccentrici che poi addosso a lui così eccentrici non sembrano. Una scala idraulica lo trasporterà sulla folla immaginaria con le preoccupazioni del regista che lo esorta a tenersi ben saldo alla struttura, sembra un ragazzino con la voglia di giocare nonostante il pericolo. Ci sono molti cambi di sequenza, ce ne accorgiamo solo dal cambio dei vestiti di Michael, il merito è della regia di Ortega. Piccoli commenti nei fuori scena da parte dei suoi collaboratori, dei ballerini, dello staff arricchiranno il back stage. Tutti nutrono un profondo rispetto verso la sua arte e la sua professionalità. Non appare un uomo che si tira indietro davanti alle fatiche ma un perfezionista che lavora sodo, che non si risparmia nel contatto con il prossimo, dimostrando una profonda umanità.
“E’ il tuo momento di gloria, siamo tutti con te” esorta alla chitarrista durante il suo assolo in “Black or white” dimostrando così il desiderio che ognuno abbia il suo momento per dimostrare le proprie capacità al meglio.
Con “Heart song” ci ricorda il suo amore incalcolabile per la natura e il rispetto che gli si deve. Un video alle spalle accompagnerà la canzone. Una bambina che passeggia in una foresta rigogliosa e verde che poi sarà distrutta dall’uomo… il messaggio è chiaro. Quando sullo schermo vediamo i ballerini e i musicisti in fila tenendosi per mano, ci sembra la conclusione perfetta di questo grande evento ma ancora non lo è, perché Ortega ci regalerà ancora “Billie Jean”, in questa prova mancano il guanto e il cappello usuali per questa canzone ma non si può comunque non farsi trasportare dalle note trascinanti della musica. Conclude dicendo “almeno ci siamo fatti un’idea” come a scusarsi che sia “solo” una prova. Il risultato è tuttavia eccellente.
Dopo “l’uomo allo specchio” (man in the mirror), la canzone che sarà la chiusura di questo insolito spettacolo, Michael ci ricorda con la sua voce delicata “l’amore vive per sempre…” con le braccia protese verso il pubblico in un’inquadratura laterale che sembra voler davvero abbracciare tutti i presenti. Purtroppo ci si rende conto che sono le battute finali e che il tempo in queste due ore è corso via veloce. Qualcuno accenna un applauso che tanti non si sono sentiti di fare di fronte a un filmato che non avrebbe potuto percepire il nostro grande entusiasmo, anche se poi chi lo può dire… magari lui da lassù ci avrebbe sentito lo stesso…
Gli spettatori sembra facciano fatica a lasciare la sala, è come solo poche volte si vede al termine di una proiezione, tutti attendono che anche l’ultimo titolo di coda sia passato sullo schermo. Quando le luci si accendono, si lascia con riluttanza il posto che si era preso, si vorrebbe ancora restare tra quelle poltrone e rubare altri preziosi minuti a questo importante artista che tutti definiscono a ragione il Re del Pop.
I titoli di cosa saranno accompagnati dal singolo uscito il 12 ottobre, questo è tutto… THIS IS IT!
Anche se non sarà certo la fine di una proiezione a farci dimenticare Michael Jackson, l’artista, l’uomo!
La Seat manda in pensione dopo tanti anni la Toledo e lancia un nuovo prodotto, già noto ai più. Questa vettura è la Seat Exeo, ed è costruita sulla base dell’Audi A4, nello specifico il modello precedente all’attuale. La nuova berlina Seat è equipaggiata con 2 motori a benzina (1600 da 102 cv e 2000 TSI da 200 cv) e un motore diesel 2000 TDI da 143 e da 170 cv, negli allestimenti Reference, Style, Sport. Esternamente la nuova vettura top di gamma del marchio spagnolo presenta una linea austera e filante, pura ed elegante, basata tutta sulle forme della A4 precedente generazione, da cui la Exeo deriva direttamente. In linea con il family feeling Seat il frontale (gruppi ottici a palpebra che incorniciano la mascherina scudata con al centro il logo della casa spagnola), posteriormente abbiamo una elegante coda da classica berlina di alto gamma (rettangolare e squadrata), impreziosita dai grandi gruppi ottici posteriori. Interiormente l’ammiraglia Seat prende il meglio della qualità dei materiali con cui il Gruppo Volkswagen assembla le sue auto. L’abitacolo è costruito razionalmente garantendo ampio spazio a bordo sia per i passeggeri anteriori che per quelli posteriori. Come già accennato in precedenza la qualità costruttiva (materiali usati e assemblaggio) è di alto livello, in linea con l’eleganza lineare dei modelli del gruppo Volkswagen. Andando a focalizzarci come di consueto sulla plancia, possiamo notare la presenza di eleganti inserti nelle portiere e sopra il portaoggetti. Continuando la diesamina della parte frontale e del posto guida si nota subito una cura dei dettagli e una sobrietà nella scelta della disposizione dei comandi. Nella consolle centrale troviamo in posizione preminente il sistema radio seguito a “ruota” dal climatizzatore; il quadro strumenti è ben costruito, è elegante e sportivo (in linea con il carattere sportivo della casa spagnola) ed è ben leggibile sia di giorno che di notte grazie alla retroilluminazione bianca su fondo nero.
E ora il consueto momento test drive. La Seat Exeo guidata è stata la 2000 TDI 143 cv Style da 28475 €. La Seat torna sul classico per la sua ammiraglia, facendo uscire di produzione la Toledo e lanciando la Exeo, che altro non è, con le opportune modifiche, la Audi A4 precedente generazione. L’auto, che già con il marchio Audi era ricercata per la sua raffinatezza ed eleganza, qui si sposa con le note sportive che Seat ha nel suo DNA creando al contempo un auto elegante e grintosa, sportiva e di rango. Su strada la vettura è molto confortevole, ha un ottima tenuta di strada (anche ad andature elevate la vettura è incollata alla strada), è silenziosa e scattante, e nonostante i 4,70 m di lunghezza è molto maneggevole sia nei cambi di traiettoria che nei parcheggi. Da ultimo, ma non per ultimo, spazio al motore che equipaggia la Exeo provata: il 2000 TDI da 143 cv. Questo propulsore è uno fra i più usati motori a gasolio della gamma delle vetture del gruppo. Le sue doti sono molte: potenza, brillantezza, elasticità, ma soprattutto consumi bassi e gestione alla portata di tutti, doti che rendono questo propulsore il più adatto alkla tipologia di berlina elegante e sportiva che è la Exeo. Infine i prezzi: per i benzina si va da 21051 € della 1600 Reference ai 27136 € della 2000 TSI Sport; per i diesel si va da 25051 € della 2000 TDI 143 cv Reference ai 28236 € della 2000 TDI 170 cv Style.
Ingredienti per 4 persone: 600 gr di crema chantilly, zucchero a velo, 15 gr di cioccolato, 250 gr di fragoline di bosco, 3 fogli di pasta sfoglia.
Preparazione:
In un piatto piano posizionare un disco di pasta sfoglia (chiramente precedentemente cotta), quindi stendere metà della crema chantilly e la metà delle fragoline. Coprire con un altro disco, la crema e le altre fragoline, conservarne 6-7 per la decorazione. Coprire con l’ultimo disco di pasta sfoglia, spolverare con zucchero a velo e posizionare in superficie, nel centro, le fragoline. Per evitare che si muovano versare, nel punto in cui andrete a posizionare le fragoline, una colata di cioccolato, che avrete precedentemente sciolto a bagnomaria.
Ninite Easy PC : installare in un colpo solo tutti i software essenziali su un nuovo pc
Scritto da Pecciola in Web&Tech-Servizi Web
sabato 31 ottobre 2009
Se avete appena acquistato un pc nuovo di zecca, entusiasmo iniziale a parte, non c'è nulla di più noioso che l'operazione dedicata a dover installare i sw fondamentali per iniziare a lavorarci subito. Anche perchè non si tratta di uno o due programmi, ma di una serie numerosa che concerne molti aspetti.
Ninite Easy PC è un servizio studiato apposta per consentier di scaricare tutti i tools essenziali per il computer in automatico con l'unico limite di 20 come numero.
Non appena avete sottomano in nuovo sistema operativo accedete al sito Ninite e scegliete i software da installare. I vari software a disposizione sono suddivisi per categorie : Web Browsers, Messaging, Media, Imaging, Documents, Antivirus ecc
Fate la vostra scelta e poi vi sarà da scaricare successivamente l'installer premendo GET Installer. Ecco che così potrete tranquillamente avviarlo sul vostro computer (fare un doppio clic per avviare la procedura di installazione) per dare inizio all'installazione dei sw essenziali per Windows 7, Windows Vista ma anche Windows XP. E' ovvio che occorre essere connessi a Internet durante la procedura di creazione dell'installer che poi lanceremo in locale. La domanda chew potrebbe scattare è quali software sono reputati fondamentali per il nostro PC. Logicamente non c'è un'unica risposta perchè molto dipende dall'utente del sistema, da come lo usa e da quali aspetti (grafici, media, internet) intende valorizzare e curare nelle sue giornate passate al computer.